Don Fausto Frateloreto

Lo staff ringrazia veramente di cuore l'Avv. Lorella Gasbarrone pronipote di don Fausto, per la stesura di questa biografia e per aver condiviso con noi anche le fotografie, repertorio di famiglia .

Don Fausto Frateloreto nasce a Filettino (FR) il 7.11.1926 da una solida ed agiata famiglia di agricoltori: è il terzo dei 4 figli di Francesco e Maria Consalvi.
Sin da bambino si fa notare per l'esuberanza del carattere: famosi sono gli scherzi che si raccontano ancora oggi in casa ai danni di parenti, amici e vicini di casa, numerosissimi i danni causati.
La madre raccontava di aver passato anni con il borsellino a portata di mano per pagare i vetri rotti “a sassate” dal suo vivace figlio. Era come si direbbe oggi un “Pierino”.
Date le premesse, nessuno si aspettava che dopo il Liceo entrasse in seminario.
Grande fu la sorpresa, molti non credevano che la sua vocazione sarebbe andata in porto.
Frequentò il Seminario Leoniano di Anagni.
Anche qui accanto a brillanti risultati scolastici  - Don Fausto parlava un latino fluente e forbito - affiancò le sue bricconate.
Fu ordinato sacerdote il 13 luglio 1952 nella Cattedrale di Anagni, con due anni di ritardo per motivi bellici e celebrò la sua prima Messa solenne in agosto a Filettino; in paese ci fù grande festa.
Fu accompagnato “in corteo e pompa magna” dalla sua casa di via roma fino alla Cattedrale. C'era anche la banda.  E c'era Don Alessandro De Sanctis.
La famiglia viveva nel Comune di Terracina e in questa città divenne il Viceparroco della Cattedrale, affiancando il parroco Don Vincenzo Natalini.
Inutile dire che non fu un prete come gli altri.
Alla natura brillante del carattere, infatti, corrispose una forte quanto inamovibile  fede religiosa che, in un percorso spirituale innovativo e costruttivo, lasciò una traccia tangibile nella sua realtà locale: Terracina.
Chi conosce ora Terracina ha contezza di come nella Riviera di Ulisse esista un variegato panorama di associazionismo di matrice cattolica, e non solo, che consentono un sano sviluppo e crescita della personalità degli individui nonché comunità territoriali diversificate in ragione delle relative particolarità.
Ma negli anni '50 la realtà era diversa.
C'era la Città di Terracina ed c’era un entroterra difficile per l'assenza di ogni contatto e rapporto sociale ed interpersonale, dove la forza in un “posto di frontiera” sostituiva la cultura come mezzo di interazione.
Questo è il contesto in cui la fede di Don Fausto Frateloreto creò la comunità religiosa di San Silviano nel descritto entroterra della cd. Valle dei Santi che si apre sulla storia medievale romana di Terracina.
Don Fausto così cominciò la Sua Missione.
In quegli anni '50 i sacerdoti se ne stavano chiusi nelle loro Chiese e ne seguivano rigidamente le regole.
Grande fu la meraviglia della gente, vedendolo scendere in strada avvicinare chiunque e trattare tutti con pari dignità.
Molti ben pensanti andarono, addirittura, a protestare dal padre perchè il figlio prete parlava con i comunisti – allora ritenuti rivoluzionari -, fumava, frequentava i bar e come un ragazzo comune aveva una comitiva di amici dove “orrore” c'erano anche le ragazze.
Per quei tempi era un mezzo scandalo.
Andarono a protestare anche presso il Vescovo, l'amatissimo ed indimenticato monsignor Emilio Pizzoni, il quale liquidò la faccenda, con un “lasciate lavorare quel ragazzo”.
E il ragazzo lavorò.
Negli anni della ricostruzione economica i fedeli si aprivano verso nuove dimensioni sociali e culturali che facevano tramontare strutture familiari patriarcali.
La città si apriva e Don Fausto Frateloreto, uomo e sacerdote, ne seguiva i cambiamenti promuovendo aperture mentali che dovevano, in ogni caso, ruotare intorno all'oggettività della fede.
Ma non bastò.
Il suo Patrimonio culturale ed umano fu posto a Servizio di un progetto più ampio perchè lui non era solo un uomo di buona volontà e di solidi principi morali ma era un Sacerdote e, quindi, la Fede Cattolica doveva battere strade insperate in terreni aridi subordinando il proprio Io per il bene altrui.
E questo bene altrui, in quel contesto così lontano, era l'affermazione della libertà e dignità degli uomini nella possibilità di dare importanza alla formazione scolastica, di scegliere l'uomo e/o la donna con cui condividere la vita per un benessere che necessitava di una crescita economica che si accompagnasse, doverosamente, ad una sana crescita del valore Uomo.
E, così, dal nulla creò una Parrocchia e diede dignità ad una contrada dimenticata da tutti, imponendola pian piano all'attenzione di tutti e facendone un punto di riferimento per molti.
Durante una passeggiata nella periferia di Terracina tra i vigneti di moscato, scoprì ricorperti dai rovi e ruderi di una Chiesa abbandonata.
Era San Silviano.
Fu per Don Fausto un colpo di fulmine.
Da quel momento impegnò tutte le sue energie nel restauro di quella Chiesa.
Lo faceva con le sue mani sotto lo sguardo scettico dei San Silvianesi  che non lo capivano e per molto tempo non lo capirono.
Tornava a casa sporco di calcina con grande disperazione di mamma Maria.
Inizio a celebrare messa in questa Chiesa. I primi tempi in completa solitudine e piangendo per l'amarezza.
L'amarezza per un progetto forte, il Suo, ma non ancora compreso e condiviso da una collettività che solo il suo Amore verso la stessa potè aprire alla speranza di una vita migliore lontana dal porre la fatica nei campi come essenza dell'uomo.
Lui, quindi, per anni fu un prete scomodo in un posto di frontiera.
Il suo carattere innovativo nell'attraversare le campagne in moto o gokart, dopo aver dismesso il clergyman all'indomani del Concilio Vaticano II, avevano come riflesso la rottura di una disciplina conformista nella Città dove il prete era sì un'Autorità ma....scollato dalla realtà e chiuso nella Chiesa senza porsi il problema di interpretare i bisogni di giovani  e più in generale le debolezze umane….
E che nella “sua frontiera” portava nuova Luce sottraendo al lavoro menti per lo studio .... per un’inconcepibile prospettiva di vita.
Poi qualcuno colpito e incuriosito dalla tenacia di questo giovane sacerdote, 27 anni, cominciò ad entrare in Chiesa ed iniziò la grande avventura di una Chiesa e di una contrada ai margini.
Don Fausto sempre allegro e gioioso, ma fermo nella fede, fondò nella canonica una scuola serale poiché nella contrada gran parte della gente era analfabeta, poi una scuola di economia domestica per le ragazze.
Organizzò un coro che animasse la liturgia domenicale. Promosse gite e pellegrinaggi per togliere i suoi parrocchiani da un isolamento atavico.
Spingeva i giovani a studiare,scontrandosi a volte con i loro genitori che li volevano nei vigneti.
Era il Don Milani di Terracina.
In breve divenne l'idolo di tutti i giovani Terracinesi. Fu chiamato ad insegnare all'istituto superiore per il commercio “Filosi”. Vi restò 40 anni.
Non trascurò comunque gli altri suoi interessi: fu speologo, viaggiatore, sciatore.
Fondò gli scouts, fu il primo baloo di Terracina. E dove portava a campeggiare i suoi scouts? Naturalmente a Filettino.
Chi conosceva Don Fausto conosceva Filettino.
Quando nessuno ancora sciava, sugli Staffi c'era Don Fausto e suoi ragazzi.
La sua Chiesetta intanto si era affermata e la domenica vi si recavano  a Messa tantissimi non parrocchiani.
Attratti dal carisma di Don Fausto che li aspettava in piedi sui gradini del tempio e li salutava uno per uno e sembrava dire “Se avete bisogno di me io sono qui”
Per i suoi parrocchiani era più importante del Sindaco.
Molte furono le sue battaglie sociali per il bene dei suoi parrocchiani.
Protestò perchè si illuminasse e asfaltasse la strada che dalla città conduceva a San Silviano.
Visto che le autorizzazioni per la costruzione di una piazza davanti la chiesa tardava ad arrivare  fece senza ....la circondò anche di alberi perchè diceva ...qui l'estate il sole batte forte.
Aveva capito che l'aggregazione che sognava per la sua gente aveva bisogno di spazi e, pur di crearla, non si fermò dinnanzi a nulla.
Nessuna autorità comunale, infatti, ebbe a ridire.
Inizio un martellante lavoro presso la  Curia per elevare il suo ormai famoso Santuario a Parrocchia: finalmente accadde.
Immensa  fu la felicità di una contrada che, a lungo ignorata, si era imposta grazie alla tenacia di un sacerdote capitato lì per caso.
un giorno d'estate, 21 luglio 1994, di ritorno da Filettino e diretto a San Silviano dove avrebbe dovuto celebrare una funzione religiosa, fu vittima di un incidente stradale.
Morì il 7 agosto.
Al suo funerale furono presenti circa 3.000 persone (fu necessario celebrarlo all'aperto) vedendo il dolore di questa moltitudine, il Vescovo che presiedeva la cerimonia funebre chiese: “Che cosa ha fatto Don Fausto per meritare un così grande tributo d'affetto?” La risposta fù: “ Ci ha voluto bene”.
Don Fausto riposa a Filettino, il suo Paese. Il Paese che ha tanto amato.
Davanti al suo Santuario i parrocchiani che tanto lo hanno amato hanno eretto un busto in bronzo “A Don Fausto I° parroco” ....e aggiungiamo noi..colui che fece delle persone una comunità religiosa in quella bella valle di Terracina che ora, dopo il Suo  Amore il suo Servizio, conta attività, famiglie, aziende e professionisti lì dove c'era il vuoto... 

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Sacerdote novello a Filettino

  

 

Foto di don Fausto (con gli scout, con i genitori, al lavoro e durante una Messa) 
Con i capi del gruppo scuot Con i genitori Francesco  Frateloreto e Maria Consalvi Al lavoro Durante una Messa