San Giovanni

Il 25 marzo 1581 il Vescovo De Grassis  relaziona: “La chiesa di San Giovanni, unita a quella di San Nicola, ha una forma quadrata con tetto coperto da tegole poste su tavole e con le pareti pitturate. Ha due campane e due altari, dei quali quello di sinistra, presso la porta, piccolo e indecente,  è da demolirsi; l’altro al centro in fondo alla chiesa, ha una pittura sulla parete. Sotto la chiesa, in un locale lungo, vi è l’altare di Santa Lucia, nel quale il rettore suole celebrare la messa nel giorno della festa della santa”. Nel 1600 la chiesa di san Giovanni ci appare con una sola porta e con un  piccolo rosone sulla facciata. Gli Arquati avevano il patronato della chiesa di San Giovanni che fecero restaurare nel 1709 come dice la piccola epigrafe posta sulla porta. Questa epigrafe ha l’Agnello immolato e, sopra, lo stemma della famiglia. Sull’altare maggiore della stessa chiesa, nel mezzo del timpano spezzato, vi è un grande stemma degli Arquati, rappresentato da una quercia sulla quale si alza, a destra, un leone rampante, a sinistra il sole raggiante. La relazione del 1726 ricorda la chiesa dei SS. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, le cui feste erano solennizzate con la messa cantata. Questa contiene altri due altari: uno in onore di S. Lucia e l’altro in onore della Madonna Addolorata. Il 27 luglio 1815 il vescovo  Lais ci fa sapere che nella Chiesa di San Giovanni è stata istituita la confraternita della Buona Morte con l’onere di accompagnare “decenter” le salme al camposanto. Di proprietà della Chiesa di San Giovanni è il quadro ovale rappresentante la Madonna Addolorata. Fu dipinto dal famoso pittore romano Cav. Giovanni Silvagni nel 1823 come appare dall’iscrizione posteriore e fu donato alla chiesa da Pasquale Petruzzi come si legge sullo stesso dipinto.

E’ stata una scoperta quasi per caso, nel 1990, mentre si provvedeva al restauro della pala dell’altare maggiore (1700) nella chiesa di San Giovanni. Togliendo la tela datata 1731, del pittore Gaetano PAPINI dalla sua nicchia, ecco apparire l’affresco che raffigura la Vergine in trono con in braccio il Bambino il quale tiene in mano il libro delle orazioni, secondo un’iconografia, probabilmente di origine nordica, allusiva alla Passione e con un significativo rimando ai due santi raffigurati ai lati, ora “tagliati” dalla decorazione a stucco settecentesca e dall’altare a colonne di una nicchia eretta successivamente; l’affresco è databile attorno al 1500; di scuola umbro- marchigiana; e che alcuni studiosi hanno messo in rapporto con la scuola del Perugino, (visto che la famiglia PESCI di Filettino proveniva da Città della Pieve, patria del Perugino).