Parrocchia Santa Maria Assunta

Nel 1200 esistevano a Filettino tre chiese, entro le mura, S. Maria, parrocchia del paese, e due fuori, San Nicola e S. Antonio. Tale notizia ci viene dalle rationes decimarum (tasse ecclesiastiche) che cominciarono ad avere una organizzazione nel 1274. Numerosi rendiconti delle decime riguardanti le chiese della diocesi di Anagni sono conservati nell’Archivio Vaticano e sono stati editi nel 1946.Nella decima triennale 1298- 1301 imposta da Bonifacio VIII° per le esigenze finanziarie della lotta contro i Colonna e della guerra di Sicilia, è ricordata la chiesa di S. Maria, che, per il tramite del suo parroco Benedetto, versa cento soldi… La chiesa di Santa Maria aveva il capitolo composto da quattro beneficiati, oltre l’arciprete che lo presiedeva e che portava frequentemente il titolo di abate. Un documento del 29 aprile 1340, ricorda l’abate Biagio, il quale aveva radunato il capitolo poiché Pietro Ferri, vescovo di Anagni (1320-1327), aveva imposto al clero di Filettino una pesante contribuzione, per cui il capitolo era stato costretto a vendere un fondo, dal quale riceveva una notevole rendita. Apparteneva ai Caetani la prima cappella a destra dell’ingresso della Chiesa di S. Maria e qui avevano anche la tomba di famiglia. La chiesa parrocchiale possiede ancora un dono dei Caetani, la croce capitolare in argento. Risale alla fine del Quattrocento o inizio del Cinquecento, è di argento fuso e cesellato, alta cm 51, porta alle quattro estremità, figurine artisticamente scolpite e che rappresentano l’Eterno Padre in alto, S. Antonio di Padova con il giglio a destra, Santa Chiara di Assisi a sinistra e San Bernardino da Siena in atteggiamento oratorio, sotto. Il bulbo porta nel restringimento superiore gli stemmi dei Caetani e del comune di Filettino. La croce, restaurata nel 1961, fu esposta alla mostra del Frusinate dello stesso anno. E’ stata altresì ricordata nelle visite pastorali dai vescovi anagnini: Castiglioni (1662) e Gerardi (1705). La chiesa parrocchiale conserva ancora una scultura in legno policromato del secolo XIV, la quale rappresenta la Madonna con il Bambino seduto sul seno, che è stata esposta successivamente al 1951 nella Mostra di Palazzo Venezia a Roma. L’avvenimento religioso più importante a Filettino nella seconda metà del Cinquecento è la ricostruzione dell’attuale chiesa parrocchiale. Essa ripete le caratteristiche delle chiese post-tridentine, delle quali il migliore esempio è la Chiesa del Gesù a Roma. Le uniche notizie sulla ricostruzione si hanno in quattro documenti conservati nell’Archivio Vaticano e che riguardano una vertenza dibattuta nel 1603 fra il Vescovo Viviani e il Parroco di Filettino in merito alla cappella del Rosario, posta a sinistra dell’altare maggiore. Ai documenti è unita una rozza planimetria della chiesa consacrata dal Viviani e che corrisponde all’attuale edificio, salvo due modifiche avvenute molti anni dopo. A  destra dell’unica navata, vi sono quattro cappelle, delle quali l’ultima, vicino all’altare maggiore e il cui patronato apparteneva agli Arquati, fu fatta demolire dal Vescovo Cirillo Antonini nella seconda metà del Settecento e sostituire con l’attuale cappellone aperto, in parte nel masso pietroso “onde in chiesa capisser più credenti”. Oggi il cappellone serve anche di passaggio dalla navata all’ingresso secondario della chiesa. A sinistra le cappelle erano tre, perché nello spazio fra la prima, dov’è il fonte battesimale, e la terza dedicata a San Carlo Borromeo, si apriva l’ingresso alla vecchia sagrestia ancora esistente, ma divenuta deposito di oggetti fuori uso. In seguito anche l’ingresso fu trasformato in cappella dedicata alla SS.ma Trinità  con una porticina per il vecchio locale. Gli affreschi della cappella di San Carlo, risalenti al principio del Seicento, rappresentano due episodi della vita del santo: nella parte destra, la celebrazione della messa, e in quella di sinistra l’attentato alla vita del cardinale messo in atto il 26 ottobre 1569. Gli affreschi ritornarono alla luce nel 1955, in occasione del restauro generale della chiesa fatto fare dal Parroco Mons. Alessandro De Sanctis. Sulla volta della chiesa fu messa la statua lignea policromata di Maria SS. Assunta in cielo, circondata da angeli, anch’essi in legno. Nel 1700 il vescovo Pietro Paolo Gerardi fa un’accurata descrizione della chiesa parrocchiale: questa ha 10 cappelle oltre all’altare maggiore, dalla parte del vangelo si susseguono cappelle della Madonna del Rosario, nella quale ha sede la confraternita del Rosario, di S. Giovanni Decollato, di scuola caravaggesca e di San Carlo Borromeo, della SS: Trinità e della Visitazione. Dalla parte opposta sono le cappelle dell’Annunciazione, del Carmine, di San Pietro, del Nome di Gesù e un’altra il cui patronato apparteneva agli Arquati. Questa fu abbattuta dal Vescovo Antonini (come menzionato in precedenza). La pala dell’altare maggiore deve rimettersi agli anni precedenti il 1723, in quanto viene ricordata negli atti della visita pastorale fatta a Filettino nel medesimo anno dal vescovo di Anagni Giovanni Battista Bassi. Ecco le sue parole: “Filectini ara princeps in ecclesia matrici eidem beatissime Virgini in coelum Assumptae dicata ordine composito et marmorato polita dimidiis anaglifis, festis frondibus, tabula eximii pictoris manu delineata, beneficiatorum et oppidanorum meis hortamentis pastorali visitatione adhibitis et medietate procurationum concessa fuit absoluta”.  Nella parte superiore del quadro, la Vergine è tesa nel classico atteggiamento del volo verso il cielo. La mano sinistra sembra uscire dalla tela; la veste è rosa con colori vari e sfumature mente il manto tende al turchino. Ha le mani allargate, con i palmi  rivolte all’insù, lo sguardo verso l’alto, nella tensione di chi vuol rispondere all’invito di salire. Tutto intorno una gloria di angeli che accompagnano festanti l’ascesa della Madre di Dio. In basso gli Apostoli: alcuni seguono ammirati il volo della Madonna, altri – fra questi, San Giovanni è riconoscibile dal volto giovanile – guardano meravigliati il sepolcro vuoto da cui esce un panno con le tradizionali rose, qualcuna caduta anche per terra. Il quadro è stato restaurato di recente nel 1955 dalla Sovrintendenza alle Gallerie del Lazio . Il poeta Eleuterio Arquati ricorda un altro quadro del Pesce posto dove è ora l’altare dell’Immacolata, a destra dell’altare maggiore (a sinistra dell’altare maggiore c’è quello di San Bernardino), ma che al suo tempo era dedicato al Nome di Gesù. L’Arquati non specifica il soggetto del quadro, del quale oggi non esiste traccia. La sagrestia attuale fu costruita nella seconda metà del Settecento, così pure il coro intorno all’altare maggiore. Di particolare interesse è la balaustra in alabastro, estratto dalle cave di Filettino, che adorna l’altare maggiore. Fra l’ingresso dell’attuale sagrestia ed il campanile, in fondo al transetto destro della chiesa, era il coro con le sedie: qui i canonici della collegiata, sotto la direzione dell’arciprete, recitavano l’ufficio divino e si raccoglievano per le adunanze. L’unica porta della chiesa immetteva nella piazzetta S. Maria. In questi ultimi decenni, tramite l’interessamento del Parroco Mons. Alessandro De Sanctis ed in seguito a lavori della Sovrintendenza alle Belle Arti, è riapparsa tutta una serie di affreschi contemporanei alla ricostruzione della chiesa. Sulla parete dove è l’ingresso dell’attuale sagrestia, è riapparsa la Deposizione della Croce, nella parete di rimpetto doveva  esservi la Risurrezione, oggi scomparsa. Nella parete destra, il pittore ha affrescato la Crocifissione con la presenza di Maria Addolorata e di San Giovanni Evangelista. Sul soffitto sono dipinte quattro figure femminili che rappresentano le Sibille, le quali sono individuate da cartigli dove ancora questi esistono: vi appaiono la Sibilla Tiburtina e la Sibilla Cumana. Al tempo dell’Arquati (1789), gli affreschi erano già stati coperti dalla tinteggiatura, in quanto egli non li ricorda nella particolareggiata descrizione della chiesa. Nulla si sa  del pittore; per il tempo sono datati alla fine del Cinquecento. La nuova chiesa risultò una bella ed artistica ricostruzione, sempre lodata dai vescovi di Anagni in tutte le visite pastorali fatte a Filettino dai primi anni del Seicento a tutto l’Ottocento. Circa novant’anni dopo, nel sinodo celebrato in Anagni nel 1685 dal Vescovo Bernardino Masseri, si legge: “Filectinum unam tantum ecclesiam parochialem et archipresbiteralem mirifice constructam habet, supellectibus sacris abondantissime provisam”. Nel corso del Novecento la nostra Chiesa ha subito vari danni e conseguenti lavori di restauro. Il terremoto del 13 gennaio 1915, che distrusse la vicina Avezzano e la Marsica, ebbe non piccola risonanza anche per noi. Il “Cotardo” mostra ancora le sue ferite. Più colpita fu, però, proprio la nostra Collegiata. Era parroco il compianto Arciprete Canonico Don Filippo De Sanctis, zio di Don Alessandro. Usciva dalla sagrestia – e la gente era per fortuna, nel centro della Chiesa – per la celebrazione della santa messa quando vi fu la prima tremenda scossa. Crollarono le volte dell’altare maggiore e dei due adiacenti: quello dell’Immacolata (ex Nome di Gesù) e quello di San Bernardino (ex S. Rosario). Lesioni si ebbero anche nella volta della grande navata centrale che dovette essere “inchiavardata”, in senso longitudinale e latitudinale. Sono visibili all’esterno le borchie con i grandi dadi che fissavano i tendini. Il successivo restauro fu sofferto e non totale. Bisognò, per questo, rimettervi mano più volte. Prima, negli anni trenta, poi, radicalmente, nel 1954 – 55. I lavori furono a carico del Comune, con una spesa oggi irrisoria, ma allora ingente di circa 9 milioni, cui bisogna aggiungere almeno un altro milione e mezzo ricavato da sottoscrizioni e offerte della Parrocchia. Furono demoliti il tetto, la volta, la facciata e rifatti ex novo. Nuovo anche il pavimento e le paraste delle colonne. I lavori di restauro durarono – con alterne vicende – circa quattordici mesi. La Chiesa era stata chiusa ai primi di maggio del 1954 e si poté riaprire il 5 agosto 1955. Purtroppo anche questi lavori non furono completi e perfetti. Si dovette intervenire, specie per la ritinteggiatura di tutto l’interno e la ridipintura totale dei marmorizzati e stucchi dell’altare maggiore e fascioni della navata negli anni 1993-94-96. In alto il restauro della tela di Gerolamo Pesce, raffigurante la Vergine Assunta, di cui si parla in altra parte. Va doverosamente anche ricordata la realizzazione dell’altare “versus populum” secondo le disposizioni della Costituzione “Sacrosanctum Concilium” sulla liturgia. Primavera dell’anno 1984, dono del Comm. Pompili Nunzio. Il 2 agosto 1998 sul campanile torna a suonare la campana Messotta, inaugurata in quello stesso giorno dal nostro Vescovo Emerito Mons. Luigi Belloli e  donata alla Parrocchia dal parroco Mons. De Sanctis. Nell’estate 1999, dopo decine e decine di anni di silenzio,  torna a scandire il trascorrere delle ore l’orologio del campanile della Collegiata;  l’onere è a carico del Comune. Ancora oggi rimane una delle più belle chiese dell’Alta Valle dell’Aniene.