13.10.2008 - Discorso inaugurazione del centro pastorale a Fiuggi

di S.E. Mons. Giuseppe BETORI
Segretario Generale della CEI  e nuovo Arcivescovo di Firenze

Sono veramente lieto di essere qui a Fiuggi al battesimo di questo “Nuovo Centro Pastorale” che nelle intenzioni del vostro Vescovo – il carissimo Mons. Lorenzo Loppa – vuole essere davvero il cuore pulsante dell’attività quotidiana di questa antica Chiesa di Anagni – Alatri. Proprio l’inaugurazione sottolinea peraltro che non si vive solo di ricordi, ma occorre per ogni stagione trovare nuove prospettive e nuovi stimoli. Non vi è dubbio a questo proposito che offrire un luogo di incontro per le innumerevoli realtà pastorali rappresenti una sfida e insieme una promessa.
La sfida va sotto il nome forse un po’ tecnico, ma sicuramente convincente di “pastorale integrata”. Si tratta di una persuasione che si va facendo strada e cioè che di fronte ad una società in rapido cambiamento – e anche questi ameni centri della provincia italiana non ne sono esenti – occorre ritrovare un’azione comune. Non si può pensare cioè di affondare isolatamente all’interno delle singole parrocchie le preoccupanti condizioni culturali e sociali che fanno emergere ormai chiaramente una sorta di emergenza educativa. E’ necessario ripensare insieme, ciascuno dal suo angolo visuale, la proposta cristiana  perché sia credibile dentro i gangli vitali dell’esistenza. Se fino a ieri ogni parrocchia era corrispondente a una sorta di “piccolo mondo antico” in cui tutto era ritmato dai rintocchi della campana e c’era un adeguamento impercettibile della comunità umana alle varie stagioni della liturgia, oggi – e ormai da diversi decenni – è in atto una lenta ma inarrestabile divaricazione tra la proposta evangelica e la mentalità della gente. Per questo c’è bisogno di prendere atto insieme di questa sfida e ogni chiesa locale deve recuperare la percezione che solo mettendo in comune le risorse di tutti (preti, laici e religiosi, sotto l’ispirazione del pastore) sarà possibile essere ancora oggi uno spazio vivibile nel quale si può rintracciare la memoria vivente del Vangelo di Gesù Cristo. La promessa  è quello che ci si attende da un tale spazio che non è solo fisico – per quanto si presenti in tutta la sua sobria ed elegante semplicità – ma ideale. La Chiesa infatti è un “corpo”, secondo la nota immagine utilizzata da San Paolo, e trae la sua originalità proprio dall’essere insieme uno e molteplice, plurale e singolare. Un tale luogo esprime chiaramente questa doppia  caratteristica perché risulta essere un incrocio di tutte le attenzioni della comunità cristiana di oggi: dalla catechesi alla liturgia, dalla liturgia alla carità, alle varie pastorali della famiglia, dei giovani, delle vocazioni delle comunicazioni sociali. E ancora, a voler enumerare i singoli ambiti di preoccupazione di una comunità cristiana, il tribunale diocesano, l’amministrazione della diocesi, la curia propriamente detta con la sua ineliminabile dimensione giuridica. E tuttavia sempre un approccio sintetico che rinviene nella persona il primo interlocutore dell’agire ecclesiale. Perché da Verona è apparso chiaro, ancor di più se ce ne fosse bisogno, che non dobbiamo mai perdere di vista la persone che ci sta davanti e che l’approdo ultimo del Vangelo, che si rivolge sempre a tutti, ma direttamente a ciascuna coscienza umana.
Auguro che questo luogo diventi veramente la casa di tutti gli operatori della pastorale e sia per ciascuno un punto di contatto con quanti condividono la stessa missione, quella – come hanno detto i vescovi italiani agli inizi del 2000 – cioè di “comunicare” il Vangelo in un mondo che cambia”.