1 Maggio 1944

Questa pagina viene scritta grazie a testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente quel giorno. Di queste testimonianze esistono delle registrazioni audio che sono e comunque rimarranno private.

Filettino, che in questo periodo conta circa 7000/8000 persone, tra locali, oriundi e fuggiaschi di paesi vicini e delle zone dell'agro pontino e soprattutto della zona di Anzio e Nettuno, ospita anche alcuni soldati alleati presso una casa sfitta nella valle del Vardano. Tutte le famiglie aiutano questi soldati tra i quali c'è anche un colonnello dell'esercito inglese ed un soldato iugoslavo dotato di una stazione radio. Alcune testimonianze parlano addirittura della partecipazione di questi soldati alla processione del Venerdì Santo.

Filettino è anche la sede di un gruppo di partigiani locali e luogo di passaggio di partigiani che si spostano da e verso Cassino, linea del fronte di combattimento.

Gli alleati paracadutano un certo Bruno, dal cognome rimasto ignoto, loro emissario insieme a vettovaglie destinate a questi soldati. Bruno però viene catturato a Trevi dai tedeschi e viene portato al Comando di Altipiani dove rivela la presenza del Comitato di Liberazione di Filettino, facendo anche i nomi del Sindaco, del Maresciallo dei Carabinieri e del Segretario Comunale. Oltre a questi detta una lista di indiziati tra cui il nostro don Alessandro De Sanctis sotto lo pseudonimo de "il prete giovane". Vengono subito arrestati Simio Latini, Giuseppe Latini ed un rifugiato marchigiano. Gli arresti delle persone nella lista fornita da Bruno sembrano interrompersi quando Silverio Benassi, già prigioniero, si assume la responsabilità delle attività del Comitato di Liberazione. I tedeschi tuttavia decidono lo stesso di intervenire contemporaneamente a Filettino, Trevi e Vallepietra.

Alle 6.00 del mattino di un freddo e nuvoloso 1° Maggio 1944 arrivano le prime camionette dei soldati che iniziano a mandare via a forza dalle proprie case gli abitanti di Filettino portandoli lungo tutto il tratto di strada che partendo dalla fontana ove sorge l'Aniene, arriva fino all'imbocco del paese vecchio (parte di questo tratto oggi si chiama appunto Viale I Maggio). I tedeschi prendono le persone indiziate di collaborare con i partigiani e gli alleati, le portano in Comune e le interrogano.

Gli altri soldati tedeschi continuano a cercare i fuggitivi che fin dalle prime ore del giorno avevano tentato la fuga verso i monti. Si tratta dei soldati inglesi e di quasi tutti gli altri uomini, più esposti alle rappresaglie, che si erano allontanati chi verso l'Abruzzo, chi verso il Cotento, chi verso le Cerreta e chi verso Sant'Onofrio. Alcuni di questi vengono rintracciati, arrestati e riportati verso il paese. (NdA: Nell'intervista don Alessandro cita i nomi di Federico Marinetti che rischia la propria vita dichiarandosi antimilitarista e che viene salvato durante la notte dal fratello Nestore compianto medico, ma anche i nomi di Italo Cerrocchi con i giovani nipoti Silvano ed Egidio Valenti).

Il colonnello inglese passa invece tutto il tempo completamente immerso in una grande pozzanghera con il solo volto fuori dall'acqua nascosto in un cespuglio.

Tra le altre persone che nel frattempo vengono interrogate in Comune, ci sono le due fornaie e la levatrice, le quali continuando a resistere agli interrogatori, finiscono per essere torturate. Il Parroco accortosi di quanto avveniva si presenta in Comune per chiedere la fine di quel trattamento. Ovviamente i tedeschi non vogliono lasciar perdere e tentano di intimorire lo zio di don Alessandro che non demorde. Le tre donne vengono chiuse nella stanza di fronte all'attuale ufficio del Sindaco, ma la chiave non viene tolta. Ci sono state nell’arco della giornata persone che hanno finto malori, persone che realmente si sono sentite male, persone che per paura di perdere la vita, con i mitra puntati a pochi centimetri dalla testa, hanno perso qualunque lume della ragione. Durante la sera i tedeschi decidono di trasferire tutta la popolazione all'interno del paese vecchio. Sono ammesse solo poche eccezioni, tra le quali il Parroco stesso la cui casa, ricordiamo, non è all'interno del paese.

È proprio durante il trasferimento della popolazione che il Parroco ne approfitta per far scappare le tre donne dalla cella improvvisata nel Comune: un vero azzardo, ma fortunatamente nessuno se ne accorge.

Arriva la notte e tutte le persone sono all'interno del paese vecchio. Solo alcuni carabinieri fanno la ronda. La tensione è altissima. Il rumore degli scarponi di questi carabinieri fa temere il peggio alle persone che pensano invece si tratti dei soldati tedeschi. Diventa un vero sospiro di sollievo vedere che si tratta di persone conosciute. Qualcuno, dopo il grande spavento, manda loro pure qualche accidente...

Non si dorme... non ci si riesce... tuttavia la notte passa.

Il silenzio dell'aurora viene rotto dal rumore di tre motociclisti che a tutta velocità da Altipiani si avvicinano a Filettino. Chiedono di parlare con i comandanti dei soldati tedeschi. La popolazione di Filettino viene dichiarata libera insieme agli abitanti di Trevi e Vallepietra.

Finalmente salvi!!

Da subito si viene a sapere che è stato il Gen. Graziani, Ministro della Difesa della RSI, informato a sua volta da alcuni infiltrati nelle file dei soldati tedeschi e, secondo il racconto dei suoi collaboratori avvenuto in un secondo momento, infuriato oltremodo nel sentire che la fine di Filettino era segnata, a dare l'ordine di liberare i tre paesi. Per questo motivo i motociclisti non arrivano a caso.

Nei giorni successivi i soldati tedeschi continuano a venire a Filettino di sera effettuando piccole rappresaglie sparando qualche colpo in aria e razziando poche cose, ma lo stato di "popolazione libera" impone dei vincoli. La popolazione infatti non può più essere torturata ed il paese non può essere raso al suolo.

I Filettinesi sono e rimarranno grati al Gen. Graziani per questo suo intervento. Alcune persone, come lo stesso don Alessandro, pricipale autore di questo racconto, il più particolareggiato in possesso dello staff di Filettino.org, vengono chiamate a testimoniare questo evento durante il processo contro il Generale Graziani che aiuta la popolazione di Filettino durante la guerra anche fornendo semplici materiali difficilmente reperibili in quel momento e che permettono la sopravvivenza di alcune attività.

Non solo. Anche la strada che unisce Filettino all'Abruzzo è una esplicita richiesta del Gen. Graziani fatta nel momento dei successi ottenuti in Africa. I lavori vengono poi interrotti e riprendono solo alcuni anni dopo la fine della guerra.

Certo, questo evento da solo non scagiona il Generale Rodolfo Graziani dalle altre responsabilità per le atroci ritorsioni nei confronti delle popolazioni etiope e libica decise nei periodi in cui si trova in Africa e che ancora oggi fanno molto discutere.