La visita del Re a Filettino

Questo articolo è stato scritto grazie alle informazioni forniteci dal sig. Rodolfo Cupini, autore anche di un articolo su questo evento pubblicato nell'Agosto 2002 dal periodico "Flash da Filettino". A tutti i ringraziamenti del nostro staff.

Siamo nel 1910. A Filettino, tra le altre attività tipiche del luogo, il Conte Caprile ha già avviato una grande segheria a Fiumata per lo sfruttamento del legno dei boschi per poterne ricavare le traversine necessarie alla costruzione delle ferrovie. Per questo motivo il Conte aveva fatto costruire in precedenza anche la strada per arrivare agevolmente alla Fiumata ove, durante gli scavi per la costruzione di alcune villette nota che da alcune rocce esce dell'asfalto, materiale di sicuro interesse vista la recente commercializzazione dell'automobile. Questa notizia si diffonde rapidamente prima nei circoli aristocratici romani per poi arrivare direttamente al Re Vittorio Emanuele III il quale ordina al suo autista di condurlo a Filettino. Bisogna ricordare che in questo periodo la strada principale che oggi noi percorriamo non esiste e l'unica via di accesso è rappresentata da Via Roma, ove, a bordo di una delle prime automobili mai viste a Filettino, arriva il Re. Il suo autista parcheggia l'auto fuori una delle tante stalle ove staziona un carretto di un certo Checco Nardecchia.
L'arrivo della macchina non passa inosservato e tanta gente si raduna intorno all'automobile. Tuttavia nessuno riconosce il Regale ospite. Anzi una delle persone lì presenti rivolgendosi al Re ed in puro idioma filettinese dice: ”Bon'omo propria 'ssa si missa 'ssa mmachena, mo Checco tè da iscì cu la barozza..”. Ovviamente il Re, capito l'equivoco del mancato risconoscimento, fa spostare la macchina all'autista ed inizia a camminare per le strade di Filettino, sempre circondato dai tanti curiosi, fin quando, identificato tramite il caratteristico berretto, incontra l'usciere comunale, tale Raffaele.
Il Re, richieste notizie circa l'eventuale presenza di Carabinieri reali a Filettino, ode come risposta: “Bon'omo de Carabinieri qua a Filettino ce ne stà uno e mezzo”. Al che, il misterioso figuro riprende la macchina e si avvia a Fiumata. Solo qualche ora dopo si viene a sapere l'identità della persona; tutti i Filettinesi si recano in località “La Mola” per una festoso saluto che si rivela ben presto inutile, in quanto il Re è già partito per Roma. Qualche giorno dopo, però, Raffaele l'usciere riceve una convocazione direttamente dal Re. Immaginiamo lo stato di profonda agitazione del povero usciere reo sia di non aver riconosciuto il Re d'Italia, sia di aver risposto in modo da rischiare una denuncia per oltraggio all'Arma dei Carabinieri e al Re, comandante delle forze armate.
Al cospetto di Vittorio Emanuele III a Roma, dopo i saluti ed i convenevoli, il Re chiede diretto: “Perchè hai detto che a Filettino c'è un Carabiniere e mezzo?”. L'usciere replica: “Sua Maestà perdonerà la mia incauta affermazione; non avevo intenzione di offendere Sua Altezza Reale nè la Benemerita Arma dei Carabinieri. Ho risposto in quel modo perchè, in verità, a Filettino c'è un Carabiniere di ruolo ed un fante di leva che coadiuva lo stesso ma che non può considerarsi carabiniere a tutti gli effetti. Questo è il significato di ciò che ho detto”. La risposta soddisfa il Re che rimborsa in modo generoso Reffaele, il quale torna a Filettino felice e rilassato. Dopo qualche mese a Filettino arriveranno due Carabinieri di ruolo.