Rodolfo Graziani

Nato l’11 Agosto 1882 studia presso il Seminario di Subiaco ove scopre la tendenza alla vita militare. Non in grado di potersi iscrivere alla scuola militare per la condizione economica non florida della famiglia, entra come soldato di leva nel plotone allievi ufficiali del 94° Fanteria in Roma. Il 1 maggio 1904 diventa sottotenente e viene inviato a Viterbo. Nel 1906 divenne ufficiale effettivo nel I Reggimento Granatieri di Roma. Nel 1908 è destinato in Eritrea. Per un morso di un serpente interrompe la carriera militare tra il 1912 ed il 1913, anno in cui sposa Ines Chionetti. A 36 anni diventa il più giovane colonnello dell’Esercito Italiano. Nell’ottobre del 1921 accetta la proposta di andare in Libia. Nel 1932 viene nominato Generale di Corpo D’Armata. Nel Maggio 1936 gli viene conferito il titolo di Maresciallo d’Italia.

Durante questo periodo riceve ordini di piegare la resistenza delle popolazioni locali con ogni mezzo e l’Esercito Italiano si macchia di atroci ritorsioni. Rimane ferito durante un attentato del 19 Febbraio 1937 a seguito del quale ordina terribili rappresaglie e rientra in Italia. Il 3 Novembre 1939 diventa Capo di Stato Maggiore. Nel Giugno 1940 a seguito della morte di Italo Balbo deve recarsi in Libia e nonostante le condizioni fisiche e logistiche dei nostri soldati, gli viene ordinato di invadere l’Egitto. Dopo vari rifiuti il Governo italiano accetta l’aiuto dell’Afrikakorps mentre Graziani chiede di essere esonerato e di lasciare la Libia. Lo fa l’11 Febbraio 1941; le conseguenti accuse di codardia nei suoi confronti rimasero senza risultato.

Il 24 Settembre 1943, durante la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, viene nominato Ministro della Difesa. Fa approvare la legge che impone l’arruolamento obbligatorio e un periodo di addestramento in Germania per i soldati italiani. Il 1 Maggio 1944 interviene in favore di Filettino. Il 29 Aprile 1945 si arrende agli Americani. Dopo la fine della guerra si apre un processo contro di lui cui partecipano anche alcuni Filettinesi chiamati a testimoniare. Viene condannato a 19 anni di carcere di cui 13 condonati. Tenta anche la carriera politica nel Movimento Sociale Italiano ove nel 1953 diventa Presidente onorario, ma dopo aver trovato una resistenza interna alle sue tesi, si ritira ad Affile. Sentendosi vicino alla morte decide di rientrare a Roma ove si spegne al mattino dell’11 gennaio 1955.